Da piccolo mi dicevano: “sveglio ma irrequieto”. Non stavo mai fermo e cercavo sempre situazioni di socialità. Però, mentre inventavo iniziative da proporre agli amici, mi capitava anche di fantasticare da solo per ore.Oggi non sono cambiato molto. La mia fortuna  – con la fotografia – è che una traccia dei miei pensieri può rimanere un po’ più a lungo, per me stesso e per chi decide di acquistare o solo guardare una mia opera.La mia fortuna è, anche, che persone importanti hanno creduto nel mio lavoro, permettendomi di inventare mostre schioppettanti e altri avvenimenti visivi.Tutta questa fortuna ha forse origine proprio dal giorno in cui nacqui, tra un bombardamento e un altro: per festeggiare la mia nascita, Napoli organizzò la festa più bella della sua storia, che durò quattro giorni. Inutile dire che sono molto orgoglioso di ciò.


Sergio Riccio è artista noto in Europa, sia per le sue collaborazioni a importanti riviste di architettura e design, sia per le mostre, personali e collettive, tenute in numerose e prestigiose sedi espositive.

Sue immagini sono conservate alla Bibliothèque Nationale di Parigi e all’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma. Ha tenuto seminari sulla fotografia all’Università di Roma-Tor Vergata e all’Università di Napoli-Federico II.

Riccio si è interessato da sempre al problema del linguaggio e a come la fotografia possa rendere, forse meglio di altre arti, concetti filosofici. Emblematica, a questo riguardo, la sua ricerca sull’occhio (Vedere Essere, Napoli 1998) nonché quella sulla trasposizione, in immagini, del silenzio (Bagnoli anno zero, Napoli e Parigi 2003, Bologna 2004). Sul tema del silenzio postindustriale si svolge pure l’ultima sua ricerca, sulla notte, ancora sotto forma di libro (Le luci di Napoli, Colonnese 2004).

A Napoli Riccio ha dedicato la trilogia su barocco (Napoli 1988, Parigi 1990, Lille 1991, Nantes 1992), liberty (Roma e Capri 1999, Monaco di Baviera 2000, Napoli 2001) e Vesuvio (Pompei Scavi 2002, Ravello 2003, Napoli PAN 2006).

Nel 2011 grande interesse al Tacheles di Berlino per la sua mostra Napoli notturna inserita nell’iniziativa del Museo CAM. Nello stesso anno Riccio viene invitato alla Biennale di Venezia.